Le fonti idriche e gli impianti di potabilizzazione

L’attività di produzione di acqua potabile da parte di Romagna Acque si sviluppa attraverso fonti di vario genere (di superficie e di falda) e di differente dimensione, dislocate in tutte le province del territorio.

Sia dal punto di vista storico che in termini di apporto, la fonte di gran lunga più importante è la diga di Ridracoli, realizzata a partire dagli anni Settanta a sud dell’abitato omonimo, nell’alta valle del Bidente. A questa fonte, che tuttora produce in media la metà del fabbisogno idropotabile del territorio, se ne aggiungono numerose altre, tutte di proprietà e nella gestione di Romagna Acque. Nello specifico si tratta di diverse tipologie di fonti: prevalentemente acque di falda nel riminese, principalmente acqua di superficie nel ravennate, entrambe nel territorio forlivese e cesenate.

Ogni tipologia di acqua presenta differenti caratteristiche organolettiche e viene trattata negli impianti dislocati in vari punti del territorio romagnolo.

LA PROVINCIA DI FORLÌ-CESENA

57 pozzi Uno sbarramento con invaso: la diga di Ridracoli 8 derivazioni da acque superficiali (pozzi subalveo) 137 sorgenti 10 impianti di potabilizzazione : Montaspro, Pandolfa, Romiti a Forlì, Capaccio, Quarto di Sarsina, Mercato Saraceno, Alberazzo di San Mauro Pascoli, Montepetra Bassa, Campatello (Modigliana) e Forlimpopoli + 1 impianto in programma per il futuro: Verucchio Zaganti (ex impianto di Macerone)

L’INVASO DI RIDRACOLI

LA DIGA DI RIDRACOLI È L’OPERA PIÙ RILEVANTE DELL’ACQUEDOTTO DELLA ROMAGNA.

Sorge nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, lungo il fiume Bidente, nell’alto Appennino tosco-romagnolo: un’area scelta per le condizioni geomorfologiche ideali alla creazione di un bacino artificiale.

È un’opera ingegneristica all’avanguardia, realizzata con 13 anni di studi e 7 di lavori, iniziati nel 1975 e terminati nel 1982.

Il lago, situato a quota 557 m s.l.m., a circa 10 km a monte di Santa Sofia e a 50 km a sud di Forlì, può contenere fino a 33 milioni di m³ d’acqua.

La superficie supera di poco il chilometro quadrato (1,035 km²) e riceve l’apporto di un bacino imbrifero naturale di 37 km², che sale a 52 km² considerando i bacini indiretti.

La sicurezza dei territori e delle popolazioni a valle della diga è garantita da 971 punti di misura, sia ad acquisizione manuale che automatica (sistemi idrologici idraulici, statici e dinamici per gli aspetti strutturali), e dall’uso di procedure di analisi in tempo reale per valutare il comportamento strutturale rispetto ai modelli teorici di riferimento.

Sul sito della Società sono disponibili aggiornamenti in diretta sulle condizioni di esercizio e sicurezza della diga; i risultati delle attività di sorveglianza vengono inoltre resi disponibili alla popolazione residente a valle dello sbarramento mediante stazioni video installate presso le sedi municipali.

LA REALIZZAZIONE DELLA DIGA DI RIDRACOLI HA CONTRIBUITO A CONSEGUIRE NUMEROSI EFFETTI POSITIVI SUL TERRITORIO, CHE SI SONO REGISTRATI NEGLI ANNI SUCCESSIVI E CHE TUTTORA PERMANGONO.

icona di una lente d'ingrandimento con dentro un bacino d'acquaSedimentazione sotto controllo

Per il controllo dell’interrimento dell’invaso, a cadenze di 3/5 anni, sono stati eseguiti dei rilievi batimetrici per rilevare il fondale e sviluppare il volume complessivo. I risultati ottenuti hanno dimostrato che, rispetto ai dati di progetto, i valori sono tendenzialmente più bassi, a conferma del buon risultato degli interventi di difesa effettuati a partire dagli anni ’80 a monte dell’invaso e delle opere di captazione della “galleria di gronda”.

icona che raffigura uno scudo su un corso d'acquaTutela dell’ecosistema fluviale

L’accresciuta sensibilità verso la conservazione dell’ecosistema fluviale ha sollecitato la definizione e l’applicazione del concetto di “deflusso minimo vitale”. In tal senso la Società, già da tempo – in sintonia con i dettami del D. Lgs. 152/2006 e delle indicazioni europee sulla sostenibilità ambientale – ha deciso autonomamente di intraprendere una politica di tutela della portata naturale dei corsi d’acqua, aumentando l’entità dei rilasci in alveo rispetto ai minimi previsti dalle concessioni e sospendendo i prelievi dai bacini indiretti nel corso del critico periodo estivo, a meno del verificarsi di piene particolarmente elevate. Va inoltre sottolineato che, a distanza di oltre quarant’anni dalla costruzione della diga, nel tratto di corso fluviale immediatamente a valle dello sbarramento non sono stati riscontrati fenomeni erosivi di rilievo, anche se una valutazione puntuale dell’incidenza della diga su tale effetto è difficilmente effettuabile.

icona che raffigura un lettino e un ombrellone a simbolo della subsidenza costieraRiduzione della subsidenza costiera

Gli effetti benefici della presenza della diga si espandono anche a territori più lontani. La riduzione dei prelievi dalle acque del sottosuolo, ad esempio, ha permesso una significativa riduzione della subsidenza nel litorale.

icona di una valigiaRicadute socio-economiche

Fondamentali, infine, sono stati e sono gli effetti della diga – soprattutto per le comunità della valle del Bidente – in ambito economico, sociale, turistico. L’argomento è approfondito nel capitolo dedicato al “Capitale umano, sociale e relazionale”.

L’IMPIANTO DI POTABILIZZAZIONE DI CAPACCIO

L’acqua di Ridracoli alimenta l’impianto di potabilizzazione di Capaccio che si trova nei pressi di Santa Sofia, dove sono state anche realizzate una centrale idroelettrica gestita da Enel Green Power S.p.A. e l’unità centrale del sistema di telecomando e telecontrollo dell’intero acquedotto.

L’IMPIANTO DI CAPACCIO HA UNA PRODUZIONE MASSIMA DI CIRCA 220.000 M3 DI ACQUA AL GIORNO.

È situato immediatamente a valle della centrale idroelettrica di Isola, così da poter sfruttare il salto altimetrico presente per produrre energia. Il processo di potabilizzazione attuato nell’impianto si articola in varie fasi (ossidazione e regolazione della portata; condizionamento chimico; chiariflocculazione; filtrazione; disinfezione; accumulo finale; trattamento fanghi).

ALTRE FONTI E IMPIANTI DI POTABILIZZAZIONE

Oltre a Ridracoli, nella provincia di Forlì-Cesena sono presenti altre fonti, sia di natura sotterranea (ovvero di falda) sia di superficie.

LA PROVINCIA DI RAVENNA

3 pozzi nel territorio lughese 3 impianti di potabilizzazione: potabilizzatore Bassette, potabilizzatore Standiana e un terzo impianto nel territorio lughese

Il ciclo di produzione di acqua potabile nel territorio ravennate prevede principalmente il prelievo di acqua grezza da fonti superficiali, integrate quando necessario dal CER (Canale Emiliano-Romagnolo).

L’IMPIANTO DI POTABILIZZAZIONE DI RAVENNA BASSETTE

L’ACQUA PRELEVATA DAI FIUMI RENO E LAMONE VIENE TRASPORTATA FINO ALL’IMPIANTO DI POTABILIZZAZIONE DELLE BASSETTE ATTRAVERSO UNA CANALETTA.

Qui l’acqua viene potabilizzata e successivamente consegnata al gestore del servizio idrico (Hera S.p.A.) per la distribuzione agli utenti finali. L’impianto, realizzato alla fine degli anni ’60 in zona Bassette per contribuire a rimediare alla cronica carenza di acqua potabile che da sempre ha caratterizzato la provincia di Ravenna, è ubicato su un’area di circa 72.000 m2 ed è strutturato per un trattamento fisico-chimico spinto che prevede l’affinazione e la disinfezione.

HA UNA POTENZIALITÀ DI PRODUZIONE ISTANTANEA DI 1.100 L/S PER UN TOTALE DI CIRCA 78.000 M3 DI ACQUA AL GIORNO.

L’IMPIANTO DI POTABILIZZAZIONE DI RAVENNA STANDIANA

Inaugurato nel 2015, insieme a circa 40 km di condotte di interconnessione ad esso collegate, il potabilizzatore della Standiana è alimentato con acqua del Po proveniente da una derivazione del Canale Emiliano-Romagnolo ed è interconnesso alla rete del lughese e alla dorsale adriatica dell’acquedotto della Romagna; le principali aree servite sono la Bassa Romagna, il territorio ravennate e la riviera adriatica, da Cervia a Cesenatico e anche oltre.

L’IMPIANTO È REALIZZATO SECONDO LE PIÙ MODERNE TECNOLOGIE DI ULTRAFILTRAZIONE1. QUESTE TECNOLOGIE DETERMINANO OTTIME CARATTERISTICHE IDRICHE COME È POSSIBILE VERIFICARE NEL PARAGRAFO DEDICATO ALLA QUALITÀ DELL’ACQUA.

[1]Per ultrafiltrazione si intende la filtrazione dellacqua attraverso membrane con porosità esterna così piccola (0,04 micron) da trattenere, oltre a tutti i solidi sospesi, anche la carica batterica e spore di organismi potenzialmente patogeni. Segue poi un passaggio finale di filtrazione su carboni attivi che consente di trattenere le ultime sostanze rimaste in soluzione nellacqua.

ULTRAFILTRAZIONE 0,04 MICRON MEMBRANA

LA PROVINCIA DI RIMINI

10 impianti di potabilizzazione : Centrale Raggera, Centrale Dario Campana, Diga del Conca, Baseball, via Rossa, Sarzana, Tonale, Centrale Bordonchio, Centrale S. M. del Piano, Centrale via Erta 6 captazioni superficiali e gallerie drenanti 1 sbarramento con invaso 104 pozzi 10 centrali di sollevamento

La zona del riminese è caratterizzata storicamente dalla fruizione di acqua di falda, estratta attraverso numerosi pozzi dislocati nel territorio provinciale.

LE DUE PRINCIPALI FONTI, COLLEGATE ALLE FALDE STESSE, SONO LA CONOIDE DEL MARECCHIA E QUELLA DEL CONCA.

Sul corso d’acqua del Conca, a pochi chilometri nell’entroterra, è presente l’omonima diga, la cui produzione è limitata al periodo estivo con valori di circa 8.000 m3 giornalieri.

Negli impianti vengono effettuati i seguenti trattamenti: denitrificazione, deferromanganizzazione, chiariflocculazione, disinfezione, filtrazione, trattamento fanghi.