DIMENSIONE SOCIALE

LE ATTIVITÀ DI RICERCA

PER STORIA, RUOLO E DIMENSIONE ROMAGNA ACQUE RAPPRESENTA
UNA DELLE REALTÀ SOCIO-ECONOMICHE PIÙ IMPORTANTI DEL TERRITORIO ROMAGNOLO,
CON UN
RUOLO DI PRIMO PIANO ANCHE NEL SETTORE DELLA RICERCA.

 

Nei suoi oltre cinquant’anni di storia, la Società si è distinta, fra le altre cose, per la sua dimensione di “area vasta” ante litteram, oggi presa ad esempio da decine di altre realtà pubbliche e private che stanno ampliando all’intera Romagna esperienze prima di portata più ristretta. Da questo esempio, come da molti altri, l’attività dell’azienda si caratterizza fin dalle origini come pionieristica.
 


ROMAGNA ACQUE È SEMPRE STATA

UN’AZIENDA DINAMICA, ORIENTATA
AL FUTURO
CON UNA LUNGIMIRANZA

IMPLICITA NELLA SUA MISSION


Garantire acqua al territorio presuppone infatti una visione complessiva in grado di coniugare la necessità di investimenti strutturali importanti alla comprensione di fenomeni macroeconomici e meteoclimatici in costante mutamento.

Per questo, grazie a collaborazioni sempre più frequenti e significative con importanti realtà italiane, accademiche e non solo, la Società si impegna nella ricerca ad ampio raggio, affrontando non solo tematiche direttamente legate a quella idropotabile, ma anche connesse ad argomenti come la sicurezza idrogeologica, la sostenibilità ambientale, la tutela e la valorizzazione del territorio.

 

 

 

 

 

 

In seguito alle diverse situazioni di crisi idrica verificatesi negli ultimi anni e alla necessità di sviluppare criteri oggettivi per l’efficientamento della gestione della risorsa idrica, Romagna Acque e il Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali (DICAM) dell’Alma Mater Studiorum - Università degli Studi di Bologna hanno stipulato una convenzione con cui la Società affida al DICAM l’esecuzione di attività di ricerca finalizzate a:

• identificare le possibilità di miglioramento nella gestione dell’invaso di Ridracoli;
• definire i criteri per la gestione integrata ottimale delle risorse idriche disponibili, provenienti dalle varie fonti, in particolare in periodi di scarsità idrica;
• individuare regole di gestione per l’adattamento ottimale del sistema idrico ai nuovi scenari di cambiamento climatico;
• analizzare le possibilità di potenziamento dell’uso delle risorse idriche superficiali poste in quota;
perfezionare la modellazione idraulica del sistema in pressione di Romagna Acque per migliorare l’efficienza della rete. 
 

 


NEL 2018 L'ATTIVITÀ DI RICERCA SI È

CONCENTRATA SULLA CHIUSURA DELLE

ATTIVITÀ NECESSARIE A DEFINIRE

I CRITERI PER LA GESTIONE OTTIMALE

INTEGRATA DELLE RISORSE IDRICHE

DISPONIBILI (INVASO ED ALTRE FONTI)

IN PERIODI DI SCARSITÀ IDRICA.


 

È stata effettuata una fase di raccolta e analisi delle informazioni storiche sui prelievi e sulle richieste degli utenti negli anni di esercizio dell’invaso, non solo in relazione ai consumi alimentati dall’invaso di Ridracoli ma anche in relazione all’utilizzo di tutte le fonti disponibili sui territori serviti dalla Società.

Lo scopo era sviluppare un’analisi della domanda idropotabile a dettaglio comunale e mensile sull’insieme dei Comuni del territorio servito dalla Società per indagare l’influenza sulla domanda di variabili esplicative legate alla consistenza della popolazione (residente e turistica) e a fattori climatici (temperatura e precipitazione).

L’analisi dei consumi nei punti di approvvigionamento alimentati dall’invaso permetterà di dare un’interpretazione, anche statistica, alle diverse condizioni del sistema bacini idrologici/invaso/derivazione che si sono presentate nel periodo storico di operatività dell’invaso, anche in relazione alla disponibilità idrica delle altre fonti.

Sono stati esaminati inoltre i dati sulla potenzialità di fornitura dell’impianto di potabilizzazione della Standiana e i vincoli tecnici sull’allocazione idrica integrata delle fonti di approvvigionamento nei diversi nodi della rete. Tali informazioni hanno permesso di identificare le esigenze idriche nei vari punti della rete e i vincoli che governano le erogazioni dall’invaso, per ogni mese dell’anno.

 

 


QUESTE ANALISI SONO STATE USATE,

INSIEME ALL'ESAME DEI CONSUMI

STORICI SUL TERRITORIO, PER TESTARE

POSSIBILI ALTERNATIVE RISPETTO

ALLE ATTUALI LINEE GUIDA IN MERITO

ALL'IDENTIFICAZIONE DELLE PORTATE

DA POTABILIZZARE.



Si potranno così proporre e analizzare nuove regole di gestione con l’obiettivo di incrementare lo sfruttamento dell’invaso di Ridracoli aumentando, a parità di afflussi, il quantitativo di acqua potabilizzata e diminuendo di conseguenza quello di acqua sfiorata dall’invaso.
La simulazione dell’utilizzo di diverse regole di gestione permetterà di identificare le allocazioni mensili che massimizzano l’uso della risorsa superficiale in quota (invaso di Ridracoli) nel corso dell’intero anno, garantendo, allo stesso tempo, l’erogazione dei volumi mensili massimi attesi, individuati dall’analisi dei consumi, nei punti di fornitura interconnessi all’Acquedotto della Romagna.
Obiettivo finale di tale analisi sarà l’identificazione di un algoritmo specifico per ogni mese dell’anno che, in funzione del volume invasato, delle condizioni idro-meteorologiche precedenti, dei consumi attesi e della disponibilità idrica da parte delle fonti alternative (incluso il potabilizzatore della Standiana), possa indirizzare la programmazione dei volumi mensili da potabilizzare nell’impianto di Capaccio.

 

 

 

Nel secondo semestre del 2018, con il prezioso contributo del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali (Corso di Laurea Magistrale in Biologia marina, Campus di Ravenna) è stato portato avanti uno studio inerente le “Proliferazioni di cianobatteri in acque destinate ad uso umano”.

Il progetto di studio ha riguardato il monitoraggio di microalghe e cianobatteri in acque destinate al consumo umano grazie all’ausilio di strumenti fluorimetrici innovativi.

I cianobatteri, largamente diffusi a livello globale specialmente negli ecosistemi dulciacquicoli, sono di particolare interesse in quanto alcune specie possono dar luogo a fioriture estese, spesso associate alla produzione di tossine definite nel complesso cianotossine (per es. microcistine).
Per garantire la qualità delle acque potabili, nel corso degli anni sono stati definiti dei livelli di allerta legati alla presenza di cianobatteri potenzialmente tossici, il cui superamento prevede una serie di azioni che gli organi competenti sono tenuti ad osservare.

Tali livelli sono basati sulla relazione esistente fra il contenuto medio per cellula di cianotossine e la densità di cianobatteri, espressa sia in numero di cellule che in concentrazione di “clorofilla a” specificamente associata ad essi.

Tradizionalmente, il monitoraggio avviene mediante il conteggio e l’identificazione dei cianobatteri con osservazione al microscopio ottico, un processo dispendioso in termini di tempo e che richiede personale esperto. Nel caso della “clorofilla a” il lavoro potrebbe essere più immediato grazie a strumenti in grado di distinguere e quantificare la componente dei cianobatteri da quella totale. Recentemente bbe-Moldaenke GmbH (Germania) ha sviluppato dei fluorimetri che svolgono questo tipo di analisi e che possono quantificare la “clorofilla a” associata a quattro diverse classi algali: cloroficee, diatomee, criptoficee e cianobatteri.

Questi fluorimetri sfruttano dei LED a specifiche lunghezze d’onda che eccitano la sospensione algale ricreando una curva di emissione in fluorescenza della “clorofilla a”: grazie all’influenza dei pigmenti accessori, la curva di emissione risulta specifica per classe algale e può essere usata come una sorta di sua impronta digitale (“algal class fingerprint”).
Nell’ambito del progetto di studio è stata valutata la fattibilità di impiego di fluorimetri per il monitoraggio delle acque destinate al consumo umano, confrontando la tecnica fluorimetrica con quella tradizionale spettrofotometrica nella determinazione della “clorofilla a”. I dati presentati sono stati elaborati nell’ambito di un processo di intercalibrazione fra diversi laboratori6 sul territorio italiano.

Lo studio necessita di ulteriori approfondimenti che si protrarranno nel corso del 2019; tuttavia è senz’altro possibile affermare che la determinazione della “clorofilla a”, impiegando i fluorimetri sembra essere un’applicazione promettente nell’ambito del monitoraggio delle acque destinate al consumo umano.

Nel dicembre 2018 la Società ha siglato inoltre un contratto di durata biennale con la Facoltà di Scienze Ambientali (Università di Bologna, Campus di Ravenna) con l’intento di valutare la presenza di interferenti endocrini nelle acque ad uso potabile pre e post trattamenti e del potenziale rischio per la salute umana.
Il programma di ricerca si svilupperà attraverso due principali filoni analitici.

6 Romagna Acque – Società delle Fonti S.p.A., SMAT – Società Acque Metropolitane di Torino, HERAtech – Gruppo HERA, Centro Ricerche Marine Cesenatico, Laboratorio di Biologia delle Alghe dell’Università di Bologna, Campus di Ravenna.

 

 

Il laboratorio procederà all’analisi di alcune sostanze ritenute di prioritaria importanza, come da letteratura scientifica recente, riferendosi in particolare ai farmaci e agli ormoni naturali: 17-α etinilestradiolo, β-estradiolo, estrone, diclofenac, ibuprofene, atenololo, caffeina e carbamazepina.

 

 

Le analisi mirano ad accertare la potenziale estrogenicità e/o genotossicità dell’acqua in uscita dai potabilizzatori.
 

 

 

 

L’emanazione del D.M. 14 giugno 2017 segna un passo fondamentale per rafforzare la qualità delle acque a tutela della salute umana, tenendo conto delle indicazioni già consolidate in sede di revisione della Direttiva 98/83/CE.

La nuova norma nazionale intende infatti superare i limiti del regime attuale di monitoraggio sulle acque distribuite, di tipo retrospettivo e basato sul controllo “al rubinetto” di un numero limitato di parametri, genericamente applicato a ogni sistema acquedottistico.
 

 


L'INNOVAZIONE NORMATIVA PREVEDE

L'INTRODUZIONE DI UN SISTEMA

INTEGRATO DI PREVENZIONE E

CONTROLLO BASATO SULL'ANALISI

DI RISCHIO SITO-SPECIFICA, ESTESA

ALL'INTERA FILIERA IDROPOTABILE.


 

Una scelta in linea con i principi dei Water Safety Plans - WSP (Piani di Sicurezza dell’Acqua, PSA) proposti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, adottati in Italia come linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità-Ministero della Salute.

Per questi motivi, a dicembre 2017 è stata avviata un’attività di ricerca in collaborazione con il Politecnico di Milano

In particolare, si è pensato di sviluppare e approfondire le tematiche seguenti:
1. lo studio di applicabilità di processi di ossidazione avanzata (AOPs, Advanced Oxidation Processes) nel potabilizzatore di Ravenna per rimuovere i microinquinanti emergenti;
2. la valutazione di un piano di monitoraggio per il controllo di processo della sezione di adsorbimento su carbone attivo nel potabilizzatore di Ravenna e la gestione delle rigenerazioni,
3. l’ottimizzazione del dosaggio diossidante nella fase di pre-ossidazione del potabilizzatore di Capaccio;
4. il controllo della produzione di clorito e clorato.

La convenzione, che terminerà a dicembre 2019, non ha ancora raccolto dati significativi da essere pubblicati. 

Di particolare interesse tuttavia risulta il punto 4; dall’analisi della recente bozza di revisione della Direttiva Europea sulle acque destinate al consumo umano (98/83/CE) emerge infatti un’importante revisione degli attuali limiti normativi per quanto concerne gli ioni clorito e clorato. I nuovi limiti proposti impongono di non superare i 250 μg/L per ciascun analita.

Lo studio, condotto insieme agli ingegneri del Politecnico di Milano, servirà a verificare l’eventuale introduzione di nuovi ossidanti per conciliare i limiti sopra riportati con il fine ultimo di garantire una sempre migliore qualità dell’acqua distribuita.

 

 

 

 

 

Romagna Acque ha affidato a un Consorzio composto dall’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dall’Università Carlo Bo di Urbino e dal Centro Studi e Ricerche REF di Milano uno studio innovativo, che ha per obiettivo l’identificazione del valore ambientale della risorsa idrica a livello locale. Un tema complesso per affrontare il quale occorre, oltre che attivare indagini scientifiche, confrontarsi con un ampio bacino di Stakeholder che spaziano dagli amministratori agli operatori economici, dagli esperti fino agli stessi cittadini, e che si è poi sviluppato nel corso del 2019 con una serie di incontri territoriali e di questionari.

 

 

 

Oltre alle collaborazioni già citate, la Società incentiva anche i rapporti con diverse altre sedi universitarie (come Ravenna, Forlì, Bologna, Perugia, Urbino), rendendosi disponibile ad ospitare dottorandi nel loro operato di ricerca e a riconoscere assegni di ricerca per lo sviluppo di temi collegati all’attività aziendale, costruendo collaborazioni finalizzate alla rendicontazione sulla sostenibilità o rapportandosi con il mondo accademico per quanto riguarda temi di particolare interesse come quello dei costi ecosistemici.
 

 

 

Recentemente è stato avviato il progetto nazionale “Cambiamenti climatici e salute nella vision planetary health”, coordinato dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, con l’obiettivo di approfondire le conoscenze per l’analisi di impatto e vulnerabilità delle aree fragili del Paese, con particolare attenzione agli effetti diretti ed indiretti di impatti ambientali sulla salute.

 


L'OBIETTIVO È FORMULARE UNA

STRATEGIA DI PREVENZIONE E

ADATTAMENTO NAZIONALE AGLI EFFETTI

NEGATIVI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI.


 

Il progetto si propone inoltre di valutare l’efficacia di tali strategie di adattamento, in una vision di 5-30 anni.
In considerazione della rilevanza che i cambiamenti climatici stanno avendo sul ciclo idrico integrato, in special modo rispetto a corpi idrici in stato di stress e a eventi climatici estremi, un obiettivo specifico del progetto è valutare la vulnerabilità e la resilienza dei sistemi idropotabili nazionali a variabili climatiche, anche attraverso la definizione di parametri e indicatori di effetto.

Nel 2017, una regione su tre in Italia ha richiesto al governo centrale la dichiarazione di stato di emergenza a causa della scarsità di acqua; crisi idropotabili hanno colpito realtà mai interessate nella loro storia da problemi di approvvigionamento, come nel caso di Roma, mettendo così in pericolo l’accesso all’acqua, uno dei fondamenti della prevenzione sanitaria collettiva, a garanzia dei servizi igienico-sanitari.
A tal fine anche Romagna Acque, di concerto con i principali gestori dei servizi idrici italiani, ha dato il proprio contributo al progetto soprattutto in considerazione del fatto che la Società già da tempo ha investito in ricerca svolgendo approfondimenti mirati sul fronte del cambiamento climatico e sui principali effetti riscontrabili sulla qualità dell’acqua.
 

 

 

C’era anche la fotografia del bilancio “verde” di Romagna Acque nel primo rapporto di sostenibilità delle aziende associate “Misurarsi per migliorarsi”, lanciato da Utilitalia, la Federazione che riunisce le imprese che si occupano di acqua, ambiente e energia.

Il rapporto, curato con la collaborazione della Fondazione Utilitatis, è stato presentato a metà dicembre 2018 a Roma in occasione dell’Assemblea generale della Federazione.

 


PROMOZIONE DELLE BUONE PRATICHE,

CRESCITA INFRASTRUTTURALE,

INNOVAZIONE E RICERCA, SVILUPPO

SOSTENIBILE: SONO QUESTI I CAPISALDI

PRESI IN CONSIDERAZIONE DAL REPORT

DELLE AZIENDE DEI SERVIZI PUBBLICI.


 

Il report si è basato su un’analisi che ha censito 300 indicatori (economico-finanziari, tecnici, commerciali e di governance, entrando anche nello specifico dei comparti acqua, energia e rifiuti), effettuata tra giugno e settembre su 127 aziende che complessivamente rappresentano l’88% dei lavoratori del sistema e che raccontano come il comparto industriale sia finanziariamente sano, capace di generare investimenti per oltre 3 miliardi di euro e utili per oltre 1,5 miliardi. Le utilities si caratterizzano per l’impiego di forza lavoro quasi esclusivamente a tempo indeterminato (oltre il 97%), con attività di formazione e potenziamento delle competenze che coinvolge l’82% dei lavoratori totali. Il report guarda ai settori di acqua, ambiente e energia tenendo in considerazione i 17 obiettivi sullo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Da qui, guarda alle politiche e alle scelte messe in campo per la sostenibilità economica, sociale e ambientale, come per esempio l’impegno verso la decarbonizzazione, la mitigazione delle emissioni climalteranti, le iniziative di adattamento, il contrasto alla povertà e le azioni di inclusione sociale, il contributo allo sviluppo dell’economia circolare, la lotta agli sprechi e la salvaguardia delle risorse idriche. Obiettivo del report è offrire un quadro della responsabilità economica, ambientale e sociale del comparto e misurare il valore aggiunto prodotto per lavoratori, azionisti, investitori, clienti, territori e istituzioni. Così, insieme ad Utilitalia, Romagna Acque intende promuovere la rendicontazione non finanziaria all’interno del suo sistema associativo, oltre che fornire un contributo misurando il grado di performance. Secondo il report di Utilitalia, la rendicontazione non finanziaria è diffusa tra le aziende del comparto: 34 i Bilanci di Sostenibilità, corrispondenti al 76% del valore della produzione rappresentata. Nel 94% dei casi, il Bilancio di Sostenibilità viene approvato dal CdA o da altri organi amministrativi, e nel 76% dei casi presentato all’Assemblea dei Soci.
 

 

 

Romagna Acque è consapevole dell’influenza che la sua attività esercita sullo sviluppo economico e sociale e sulla diffusione e distribuzione del benessere nelle comunità in cui opera. Con questa consapevolezza, ha sempre cercato di sostenere il miglioramento dei territori in cui sono dislocati gli impianti di derivazione, trattamento e stoccaggio delle risorse idriche, collaborando con le istituzioni e le associazioni locali, ridistribuendo così alle comunità in cui opera una parte del valore aggiunto.

Questo rapporto virtuoso è nato e si è consolidato inizialmente soprattutto nelle aree prossime alla Diga di Ridracoli. Qui la Società si è attivata in molti modi per valorizzare il territorio, a partire dall’istituzione del “Fondo Ristoro Fattori Ambientali”, nel 1988, con cui la Società (allora ancora Consorzio) destinava una parte delle entrate derivanti dalla vendita di acqua a interventi di valorizzazione e sviluppo sostenibile delle aree interessate (i Comuni montani di Santa Sofia, Premilcuore e Bagno di Romagna). Tale accantonamento era sin dall’origine indirizzato allo sviluppo di programmi e iniziative di valorizzazione ambientale, crescita culturale ed equilibrato sviluppo economico e sociale, finalizzate a:

  • ripristino, bonifica, sistemazione ambientale e a verde in aree limitrofe alle opere di captazione e stoccaggio dell’Acquedotto della Romagna, salvaguardia e rinaturazione dei corsi d’acqua interessati dai prelievi idrici per l’Acquedotto;

  • risanamento, ammodernamento e/o completamento degli afferenti i sistemi acquedottistici, fognari e depurativi di interesse locale;

  • tutela e miglioramento della viabilità, in particolare di quella interessata dal passaggio dei mezzi di servizio della Società stessa per l’attività manutentiva, ispettiva e di controllo degli impianti;

  • adesione a iniziative e programmi di valorizzazione del territorio, per evitare la marginalizzazione e lo spopolamento delle aree interessate e contribuire ad abbattere negli anni recenti il digital divide. 

 


779.978 EURO: LE RISORSE DESTINATE

NEL 2018 AI COMUNI MONTANI.


 

L’importanza della funzione di questo fondo trova indirettamente conferma in numerosi provvedimenti del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare7 e delle autorità preposte alla definizione della tariffa dell’acqua, secondo cui – pur non trovando ancora una concreta applicazione nella prassi – sarebbe opportuno inserire in tariffa una quota da destinare ai pagamenti ecosistemici. Con tale definizione, si intende una quantificazione della tariffa dell’acqua sulla base del principio del “chi inquina paga, ma anche del chi utilizza paga”, intendendo con ciò l’applicazione di un’adeguata politica dei prezzi che tenga conto della copertura dei costi sia di fornitura della risorsa, sia di mantenimento dell’ambiente da cui è prelevata, c.d. costo ambientale8.

In questo modo, si avrebbero congiuntamente una maggiore sostenibilità ambientale, economica e sociale e un utilizzo più efficiente della risorsa, con contestuale riduzione della pressione sulla natura. Romagna Acque, con l’applicazione del “pagamento ecosistemico ante-litteram”, ha quindi anticipato le disposizioni normative attualmente in discussione allo scopo di pervenire a una copertura dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e di incentivare così la sostenibilità della propria attività. La Società, inoltre, ha cercato modi e collaborazioni per valorizzare sempre più il potenziale di turismo ambientale dell’area, divenuta nel tempo sempre più attrattiva e visitata da turisti di ogni generazione e provenienza, a cominciare dalle scuole. Lo stesso tipo di rapporto con i territori di pertinenza si sta sviluppando, in anni recenti, anche nelle altre aree della Romagna dove sono presenti gli altri principali impianti di produzione, coinvolgendo le scuole in visite nei vari impianti, promuovendo o aderendo a iniziative varie, pensando a una futura funzione didattica anche per poli come la Diga del Conca e l’impianto di potabilizzazione della Standiana a Ravenna.

 

 

Nel corso del 2018 è stato firmato un protocollo d’intesa fra Romagna Acque e l’IRST (Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori) per dare vita a uno studio denominato “IDRA - Incidence of cancer disease in Romagna related to aqua”: una ricerca sulla correlazione fra le risorse idropotabili e la pubblica sanità, con particolare interesse agli impatti di tipo oncologico.

Tra i più interessanti ambiti di studio si delinea infatti l’incidenza dell’entrata in funzione dell’Acquedotto della Romagna rispetto all’evoluzione di alcune patologie tumorali dell’apparato gastrointestinale che hanno colpito la popolazione residente nei 61 Comuni coinvolti in questa analisi.

L’attività ha coinvolto un gruppo di lavoro con un ampio spettro di competenze (clinico, informatico, chimico, statistico, sociologico) e punta a un’elaborazione su base storica e geo-referenziata dei dati relativi alle caratteristiche dell’acqua fornita alla popolazione nel corso degli anni in incrocio con i dati rilevabili dal Registro Tumori della Romagna. Per Romagna Acque, che si impegna a raccogliere e fornire all’IRST i dati relativi ai volumi e alle caratteristiche qualitative dell’acqua erogata - anche in collaborazione con Hera, gestore della rete distributiva - l’interesse di questa ricerca è evidente: i risultati emergenti infatti possono supportare opportunamente le scelte future e gli indirizzi da applicare alla politica di gestione delle risorse idropotabili del territorio. La ricerca ha un orizzonte temporale di tre anni.


7 Decreto 152/2006, Decreto 39/2015.
8 Per costo ambientale si intende qualsiasi spesa generata da interventi di ripristino, contenimento o riduzione di danni all’ambiente, all’ecosistema e ad altri utilizzatori, derivanti dall’utilizzo della risorsa.