ETICA E INTEGRITÀ

IL CODICE ETICO

Il Codice Etico è stato elaborato e adottato da Romagna Acque per definire ed esprimere i valori e le responsabilità etiche fondamentali che la Società mette in primo piano nella conduzione degli affari e delle proprie attività aziendali, individuando il complesso di diritti, doveri e responsabilità che la stessa assume espressamente nei confronti dei propri Stakeholder.

Tale documento è stato nel tempo integrato e aggiornato per recepire i principi di anticorruzione previsti dal DPR 62/2013.

 


IN BASE AL CODICE ETICO,

LE CONDOTTE E I RAPPORTI, A TUTTI

I LIVELLI AZIENDALI, DEVONO ESSERE
IMPRONTATI A PRINCIPI DI
ONESTÀ,

CORRETTEZZA, TRASPARENZA,
RISERVATEZZA, IMPARZIALITÀ, DILIGENZA,

LEALTÀ E RECIPROCO RISPETTO



Le norme del Codice Etico si applicano, senza alcuna eccezione, ai componenti del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale, ai dirigenti, ai quadri e ai dipendenti di Romagna Acque, nonché a tutti coloro che, direttamente o indirettamente, stabilmente o temporaneamente, instaurano, a qualsiasi titolo, rapporti e relazioni di collaborazione o operano nell’interesse della Società.

Tali soggetti - stanti i profili pubblicistici dell’operatività della Società e il suo stretto rapporto con servizi e funzioni della Pubblica Amministrazione - devono adeguare le loro condotte operative al principio di equidistanza dei processi e dei procedimenti curati rispetto ai destinatari degli effetti dei processi e procedimenti stessi, evitando attività, anche occasionali, che possano configurare conflitti di interesse o, comunque, interferire con la capacità di assumere decisioni imparziali coerenti con gli obiettivi aziendali.

Il Codice Etico si adegua alle linee guida in materia di Codice di Comportamento (ex DPR 62/2013) e si propone di indirizzare eticamente l’agire della Società. La violazione delle norme contenute nel Codice Etico lede il rapporto di fiducia instaurato con Romagna Acque e può portare, a seconda dei casi e del soggetto inadempiente, ad azioni disciplinari, legali o all’applicazione delle penali previste contrattualmente, secondo la disciplina di un sistema sanzionatorio previsto all’interno del Modello di Organizzazione e Gestione e idoneo a sanzionare le violazioni del Modello stesso; sono da intendersi anche le violazioni del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione, dei protocolli di controllo e del Codice Etico.

Questo strumento sottolinea quindi il costante impegno della Società per la valorizzazione e la salvaguardia dei profili etici della propria attività d’impresa, avendo individuato il concetto di integrità come valore centrale della propria cultura. In questo contesto, la Società si impegna a garantire un’adeguata formazione del personale dipendente, incentrata sulla condivisione di principi di correttezza, conoscenza e rispetto delle regole.

 


IL CODICE ETICO COSTITUISCE UNA

VERA E PROPRIA GUIDA ALLE POLICY
AZIENDALI
PER DEFINIRE IN MODO

CHIARO ED ESAUSTIVO L’INSIEME DEI
VALORI, DEI PRINCIPI FONDAMENTALI

E DELLE NORME COMPORTAMENTALI.


 

La Società mette a disposizione i contenuti del Codice Etico e del Modello e provvede al costante aggiornamento formativo ed informativo rispetto ai contenuti dei suddetti strumenti a tutto il personale dipendente nonché ai collaboratori esterni.

Il coinvolgimento del personale dipendente e degli Stakeholder in generale prevede anche un ruolo attivo nella segnalazione di potenziali condotte illecite, qualora gli stessi ne venissero a conoscenza. In tal senso la Società ha predisposto uno specifico regolamento in materia di whistleblowing. Tale regolamento è quindi da considerarsi uno strumento di prevenzione e di supporto all’anticorruzione all’interno della Società, che attraverso un’attività di regolamentazione delle procedure tende ad incentivare e proteggere le segnalazioni di illeciti da parte di soggetti che contribuiscono, a diverso titolo, all’attività sociale. 


Il regolamento deliberato dal Consiglio di Amministrazione ha preso a riferimento le linee guida di cui alla Determina n. 6 del 28/04/2015 emanata dall’ANAC recante “Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti”.

 

 

 

LE SOCIETÀ A PARTECIPAZIONE PUBBLICA QUALI DESTINATARIE DELLA NORMATIVA ANTICORRUZIONE

 

Sulla spinta di sollecitazioni di natura sovranazionale e comunitaria, con la Legge 190 del 6 novembre 2012 recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella Pubblica Amministrazione” e meglio nota come “Legge Anticorruzione”, il legislatore italiano ha introdotto nell’ambito dell’ordinamento giuridico italiano una specifica normativa intesa a rafforzare l’efficacia e l’effettività delle misure di contrasto della corruzione all’interno della Pubblica Amministrazione.

L’evoluzione più recente del quadro normativo in materia di “Anticorruzione”, a cui si aggiungono le Determine ANAC, ha portato a un’estensione dell’ambito soggettivo anche verso i soggetti di diritto privato sottoposti al controllo delle Regioni e degli enti pubblici locali. Rispetto alla prima approvazione del Piano Nazionale Anticorruzione (Delibera Civit 72/2013), l’ambito applicativo della normativa anticorruzione è stato ulteriormente ed espressamente indirizzato anche verso gli enti a forma privatistica ma a sostanza pubblicistica, tra i quali gli enti di diritto privato in controllo pubblico come Romagna Acque.

La Legge Anticorruzione presenta delle importanti interazioni con la disciplina della Responsabilità amministrativa delle società e degli enti di cui al D. Lgs. 231 dell’8 giugno 2001, nella misura in cui tali soggetti – ove partecipati dalla Pubblica Amministrazione – abbiano già adottato in proprio i relativi Modelli Organizzativi 231 per le diverse finalità previste da tale comparto normativo. In tali evenienze, le prescrizioni discendenti dal D. Lgs. 231/01 si prestano ad essere armonizzate con le previsioni in materia di anticorruzione di cui alla L. 190/12, generando la necessità che si proceda a un aggiornamento e a un’integrazione dei Modelli Organizzativi 231 adottati nell’esplicita prospettiva di contrasto alla corruzione.

Tale interazione opera in dettaglio sotto una duplice linea direttrice:
1) sotto un primo aspetto, coinvolge tutti i potenziali destinatari della disciplina ex D. Lgs. 231/2001 e riguarda la necessità di inserimento nel MOG 231, in virtù di quanto stabilito dall’art. 1, comma 7, della Legge Anticorruzione, tra i reati punibili a norma del regime di responsabilità amministrativa, del delitto di “induzione indebita a dare o promettere utilità” ex art. 319 quater c.p. e del delitto di “corruzione tra privati” ex art. 2635 c.c;
2) la seconda linea di interazione riguarda, invece, unicamente le società controllate dalla Pubblica Amministrazione, le quali sono destinatarie dell’obbligo di adottare un Piano di Prevenzione della Corruzione, ai sensi dell’art. 1, comma 5 della Legge Anticorruzione e dell’esplicito richiamo contenuto nel Piano Nazionale Anticorruzione, inserendolo nell’ambito del proprio MOG 231 ed armonizzandolo con il medesimo secondo gli accorgimenti indicati dal Piano Nazionale Anticorruzione e dal relativo allegato 1.

A seguito dell’entrata in vigore della L. 190/2012, in stretto coordinamento con i Soci, sin dall’esercizio 2013, la Società ha avviato un progetto di lavoro per realizzare, in stretta correlazione, l’aggiornamento del Modello Organizzativo 231 e la redazione di un Regolamento per disciplinare gli adempimenti previsti in capo alle società pubbliche in materia di trasparenza e anticorruzione.

Nell’anno 2014, infatti, hanno trovato concreta applicazione i decreti attuativi della L. 190/2012: si tratta del D. Lgs. 33/2013 relativo al “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle Pubbliche Amministrazioni” e del D. Lgs. 39/2013 relativo all’inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso la Pubblica Amministrazione e gli enti privati a controllo pubblico. Tale complesso e articolato impianto normativo è stato oggetto, nel corso degli anni, di ripetuti chiarimenti interpretativi e applicativi da parte prima della CIVIT e poi dell’ANAC, oltre che di vere e proprie modifiche che ne hanno in parte cambiato gli ambiti soggettivi di applicazione. Inizialmente, infatti, vi erano dubbi circa la portata applicativa di alcune disposizioni nei confronti delle società a totale partecipa- zione pubblica come Romagna Acque.

L’art. 24 bis della L. 114/2014, che ha convertito il D. Lgs. 90/2014, è, infine, intervenuto sull’art. 11 del D.Lgs. 33/2013 estendendo definitivamente alle società in controllo pubblico che gestiscono attività di pubblico interesse gli stessi adempimenti in materia di pubblicità e trasparenza previsti per la Pubblica Amministrazione. Trattasi dell’ulteriore conferma di come la continua modifica del quadro normativo di riferimento in cui le società pubbliche operano, sommata alla non facile lettura interpretativa delle norme stesse, non solo non facilita il corretto adempimento degli obblighi cui le stesse soggiacciono ma le espone a evidenti rischi connessi al non corretto adempimento.

A seguito, in particolare, dell’estensione dell’ambito soggettivo di cui al precitato art. 11 D. Lgs. 33/2013, l’attività di adeguamento da parte della Società è stata particolarmente complessa e ha riguardato anche il Modello Organizzativo 231 sul quale si è intervenuti a partire da un riesame del rischio, relativamente a ciascuna delle fattispecie di reato per le quali è prevista la responsabilità delle persone giuridiche, ovvero sia per quelle già previste nel Modello adottato, sia per le più recenti introdotte dalla normativa anticorruzione. L’attività svolta è stata finalizzata all’aggiornamento del Modello 231 in coerenza con quanto previsto dall’impianto normativo della L. 190/2012, c.d. “Legge Anticorruzione”, e dei suoi decreti attuativi, impianto normativo che per le società pubbliche consente l’attuazione di parte degli adempimenti attraverso idonei adattamenti del Modello 231.