Identità e governo della sostenibilità

CINQUANTANNI DI GOVERNO DELL’ACQUA

Il 2016 è stato un anno importante per Romagna Acque. Ricorreva infatti il Cinquantesimo dalla costituzione del Consorzio Acque, “l’antenato” dell’attuale Società, nato nel 1966 per volontà degli amministratori romagnoli dell’epoca. Un anniversario che ha fatto capolino praticamente in ognuno dei numerosi eventi organizzati nel corso del 2016 in tutte le tre province della Romagna.

LA RICOSTRUZIONE STORICA

Nel 1966 la situazione idropotabile della Romagna era problematica: diverse parti del territorio (soprattutto nel ravennate) registravano frequenti momenti di carenza idrica, un problema che si era tramandato nei secoli.

Negli anni della ricostruzione e del boom economico, dunque, gli amministratori decisero di costituire un consorzio che avesse come obiettivo la costruzione di un grande “serbatoio” di buona acqua e di una rete acquedottistica che la distribuisse dalla montagna alla pianura.

Ecco allora la progettazione e la costruzione della Diga di Ridracoli - i lavori si svolsero dal 1976 al 1982 - e finalmente, nel 1987, l’avvio della distribuzione da parte dell’Acquedotto della Romagna, che a Ridracoli fa capo.

Per celebrare il Cinquantesimo, nel 2015 la Società ha affidato allo storico Alberto Malfitano, dell’Università di Bologna1, la realizzazione di un volume sulla genesi del Consorzio Acque e della Diga di Ridracoli.

Il volume “Il governo dell’acqua” - edito da Il Mulino, con prefazione del prof. Roberto Balzani2 - è uscito nella primavera 2016 ed è stato uno dei “leit motiv” delle iniziative per il Cinquantesimo: presentato in anteprima nel salone municipale del Comune di Forlì, davanti a oltre 200 persone, è stato poi oggetto di numerose altre presentazioni in tutta la Romagna, nei mesi successivi. Di seguito riportiamo una testimonianza dell’autore che riflette, a posteriori, l’importanza della ricerca svolta.

Vorrei usare la metafora di un prisma per raccontare il lavoro che ha portato alla stesura del libro. Partendo dall’acqua, infatti, proprio come in un prisma, ho avuto la possibilità di studiare la storia della Romagna sotto molteplici punti di vista.

In primo luogo, la ricerca ha permesso di verificare com’era la situazione dei servizi al cittadino (e dell’acqua in particolare) prima degli anni Sessanta, e di costruire una storia delle amministrazioni romagnole: quindi, alla fine dei conti, una storia della Romagna. Perché il progetto della Diga nasce dal basso, dai sindaci. E sulla Diga, sull’idea di Acquedotto di Romagna, si superano i municipalismi pur radicati in questa terra. Si vede bene quali sono stati gli attori più importanti: i Comuni e le Province, ma anche le Camere di Commercio, che negli anni Sessanta avevano un peso e una capacità di intervenire più incisivi di quanto accada attualmente.

Poi è emersa evidente la forza dei partiti, la loro importanza fondamentale: tutti i principali protagonisti della vicenda (i vari Missiroli, Satanassi, Ceccaroni, Zanniboni) avevano dietro di loro delle strutture partitiche solide, con una capacità di supporto ai propri uomini e di mediazione col governo centrale davvero notevole, e non paragonabile ad oggi. La ricerca ha permesso quindi di analizzare il ruolo dei partiti in Romagna, che evolve nel corso del tempo: negli anni Sessanta sono tutti d’accordo sul progetto della Diga; negli anni Settanta si dividono, di fronte all’innalzamento dei costi e alle polemiche ambientalistiche, prima di trovare una sintesi grazie allo Stato, che al contrario di oggi poteva permettersi di finanziare non solo l’Acquedotto di Romagna basato su Ridracoli, ma anche l’opera che era entrata in competizione, il Canale Emiliano-Romagnolo.

Dagli anni Settanta, la ricerca mette poi in evidenza il ruolo della neonata Regione, e anche questa è una ricerca nella ricerca: ci si rende conto di come cambia il ruolo delle istituzioni. Il nuovo Ente ha un ruolo fondamentale per la riuscita della Diga. E va detto che di studi approfonditi sulle Regioni in Italia ce ne sono ancora pochi e, anzi, questo nuovo aspetto potrebbe aprire la strada ad ulteriori approfondimenti sul ruolo che ha avuto la nostra Regione (come immagino anche le altre) nella gestione del territorio e nelle politiche dei servizi ai cittadini nei suoi quasi cinquant’anni di storia. Sempre attraverso il prisma dell’acqua, il libro racconta anche come le nuove idee si muovano all’interno dell’opinione pubblica. Prendiamo l’ambientalismo, ad esempio: negli anni Sessanta solo poche voci isolate sostengono che la costruzione della Diga può essere pericolosa per il territorio circostante; negli anni Settanta emerge l’associazionismo ambientalista, con la lotta del WWF forlivese, agguerrita e tenace; nei decenni successivi c’è un movimento che diventa protagonista politico, a livello locale e nazionale, come quello dei Verdi, che fa la guerra alla captazione dal Fiumicello. Insomma, tramite questa cartina al tornasole vediamo come evolve l’idea dell’ambientalismo in Romagna.

E poi, dulcis in fundo, il libro racconta come questa impresa del Consorzio Acque – sorta dal basso, con pochi impiegati e tecnici prestati dai Comuni – dia vita ad una Società che oggi, divenuta Romagna Acque, ha più di 150 impiegati e un ruolo strategico sempre più importante: anche in questo caso, nasce anzitempo un’idea di area vasta, per una visione lungimirante da parte dei protagonisti di allora, che andava oltre le scadenze elettorali e partiva dalla consapevolezza che bisognava costruire qualcosa per risolvere il problema atavico del rifornimento idropotabile in Romagna.

In definitiva, per me si è trattato di una ricerca davvero interessante. Nel ricostruire la vicenda dei servizi idropotabili è emersa in realtà la possibilità di attraversare e ricostruire numerosi aspetti della storia recente della Romagna: una ricerca tutt’altro che settoriale, che tocca anche temi importanti come l’ambiente, l’inquinamento, la subsidenza, la sensibilità dei cittadini verso i temi dell’acqua e del territorio, l’equilibrio tra le amministrazioni locali e i loro rapporti con la Regione e il Governo.”


LE INIZIATIVE PRINCIPALI

Per presentare il volume storico e aprire ufficialmente le celebrazioni del Cinquantesimo, la Società ha organizzato un primo evento a Forlì, venerdì 8 aprile, in residenza municipale, che ha avuto fra i relatori, oltre all’autore del libro, l’Assessore Regionale all’Università, prof. Patrizio Bianchi; il Sindaco di Forlì, Davide Drei; il prof. Roberto Balzani, già Sindaco di Forlì e Coordinatore del Comitato Scientifico del Cinquantesimo; l’Ex Presidente della Regione Emilia-Romagna, Lanfranco Turci; gli Amministratori di Romagna Acque e l’On. Umberto Del Basso De Caro, Sottosegretario di Stato del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

 

Nelle settimane seguenti si sono svolti altri due eventi, a Ravenna e Rimini, rispettivamente il 15 e il 22 aprile, che hanno avuto come tema portante l’esempio di Romagna Acque come best practice di “in house” industriale partendo non solo dal volume storico, ma anche da un recente studio di benchmarking che valorizza le performance della Società nell’ambito del contesto regionale e nazionale, facendo confronti anche su scala mondiale. I due eventi hanno avuto fra i relatori due esperti in materia economica in grado di contestualizzare l’operato di Romagna Acque in un ambito nazionale ed internazionale: a Ravenna, il prof. Antonio Massarutto, docente di Economia Pubblica presso l’Università di Udine, che si occupa da tempo dello studio delle politiche ambientali e dell’organizzazione dei servizi pubblici locali, con particolare riferimento al settore idrico; a Rimini, il prof. Mario Rosario Mazzola, docente di Costruzioni idrauliche e marittime e Idrologia all’Università di Palermo, autore di numerose pubblicazioni in ambito internazionale sui temi dei sistemi idrici urbani e sulla pianificazione e gestione delle risorse idriche. Oltre ai Sindaci delle città coinvolte, a Ravenna era presente il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini; a Rimini, l’Assessore Regionale all’Ambiente, Paola Gazzolo.