DIMENSIONE AMBIENTALE

ANALISI E CONTROLLI: LA QUALITÀ DELL’ACQUA

I controlli sulla qualità dell’acqua svolti dai laboratori di Romagna Acque si basano su un’accurata scelta dei punti di controllo e delle frequenze di prelievo e mirano a verificare che l’acqua captata, trattata ed erogata dagli acquedotti non contenga sostanze o microrganismi pericolosi per la salute umana. Infatti, tutta l’acqua distribuita viene approfonditamente controllata per garantirne la conformità ai rigorosi requisiti imposti dalla normativa nazionale attualmente in vigore, il D.Lgs.31/2001, integrato e modificato con il D.Lgs.27/2002, che disciplina la qualità delle acque destinate al consumo umano

Il Servizio Controllo Qualità dell’Acqua è suddiviso nelle due sedi situate presso gli impianti di potabilizzazione di Capaccio (Santa Sofia) e di Ravenna. Entrambe sono dotate di una vasta e moderna gamma di strumenti e programmi per la gestione dell’attività analitica e il principale compito svolto consiste nel controllo, sia dal punto di vista chimico-fisico sia microbiologico, della filiera di trattamento del processo di potabilizzazione e distribuzione in rete dell’acqua potabilizzata.

Inoltre, al fine di migliorare costantemente la propria performance e garantire la migliore qualità del dato possibile, il Servizio Controllo Qualità dell’Acqua lavora in sinergia con i principali circuiti interlaboratorio nazionali e internazionali. I circuiti interlaboratorio sono uno strumento indispensabile per la valutazione esterna dell’affidabilità dei risultati analitici e per il miglioramento delle prestazioni di un laboratorio.

La partecipazione a programmi collaborativi, dove è prevista una riunione di discussione tecnica fra i partecipanti, consente la valutazione delle prestazioni e agevola l’individuazione e la risoluzione di eventuali problemi di tipo analitico, oltre che il miglioramento continuo delle proprie prestazioni. Per questo motivo il Servizio Controllo Qualità dell’Acqua di Romagna Acque ha promosso fin dal 2005 circuiti di inter-confronto, dapprima con Hera S.p.A. e successivamente coinvolgendo anche ARPA, finalizzati all’allineamento sul piano tecnico analitico dei vari laboratori avendo tutti come unico obiettivo la qualità dell’acqua all’utente finale.

A seguito della riorganizzazione aziendale avvenuta nel 2014, il ruolo del laboratorio in seno all’azienda è stato completamente rivisto: pur mantenendo l’importante funzione di controllo analitico a supporto degli impianti di trattamento e a conferma della qualità dell’acqua distribuita, ha al contempo assunto la strategica funzione di curare gli aspetti legati alla ricerca scientifica.

Nello specifico, nel del 2016 sono state portate avanti le attività di ricerca come da convenzione biennale sottoscritta da Romagna Acque nel 2014 con la Facoltà di Scienze Ambientali - Campus di Ravenna, con l’intento di approfondire le seguenti tematiche il cui fine è quello di assicurare e preservare la massima qualità dell’acqua distribuita:

  • indagine sulla composizione chimica inorganica dell’acqua distribuita da Romagna Acque;

  • caratterizzazione geochimica delle acque di fondo, della composizione chimica delle acque interstiziali e del sedimento e dei flussi acqua-sedimento dell’invaso di Ridracoli;

  • valutazione della presenza di interferenti endocrini nelle acque ad uso potabile, pre e post trattamenti.

L’approfondimento delle tematiche sopra elencate è di fondamentale importanza in quanto la rispondenza delle acque ai requisiti di legge è regolamentata dall’integrazione di una serie di misure che partono dalla protezione della qualità delle risorse idriche captate, passando per l’efficacia e la sicurezza dei sistemi di trattamento.

Allo stesso modo, durante l’anno sono proseguite le attività di controllo analitico dello stato trofico dell’invaso di Ridracoli e di identificazione, conteggio e quantificazione di cianobatteri e loro tossine nelle fonti di approvvigionamento all’impianto di potabilizzazione Bassette di Ravenna (fiume Lamone, fiume Reno e Canale Emiliano Romagnolo), come da convenzioni di durata triennale che la Società ha sottoscritto a fine 2014 con la Fondazione Centro Ricerche Marine di Cesenatico.

Nel 2016 l’attività del laboratorio è stata ampiamente chiamata in causa dalle attività di messa in funzione del nuovo potabilizzatore Standiana di Ravenna, non solo per quanto concerne l’ovvia attività analitica a supporto dei servizi di gestione e produzione, ma anche per quanto riguarda l’attività di ricerca: l’innovativo utilizzo (perlomeno in territorio italiano) delle membrane ad ultrafiltrazione è, infatti, motivo di approfondimenti tecnici sulla qualità dell’acqua prodotta.


L’acqua prodotta e distribuita da Romagna Acque puà essere classificata come acqua oligominerale


 

CONFRONTO FRA I VALORI MEDI DELL’ACQUA PRODOTTA NEGLI IMPIANTI DI POTABILIZZAZIONE DI
RAVENNA-STANDIANA E DI CAPACCIO NEL 2016 E LE ACQUE MINERALI

 

Limiti di legge

D.Lgs. 31/2001

Acque minerali*
(min-max)

Valori MIN–MAX

CAPACCIO

Valori MIN–MAX

STANDIANA

pH

6,5 – 9,5

5,8 – 8,4

7,5 – 8,1

7,0 – 8,2

Conducibilità elettrica specifica
a 20 °C (µS/cm)

2.500

n.d.

285 – 359

342 – 775

Durezza totale (°F)

15 – 50**

1 – 77

16,6 - 19,5

11,6 – 32,7

Residuo fisso a 180° (mg/L)

1.500**

21,4 – 955

200 - 251

239 – 542

Ammonio (mg/L)

0,5

n.d.

< 0,05

< 0,05 – 0,43

Sodio (mg/L)

200

0,2 – 47,9

5,8 – 10,6

15,9 – 71,4

Nitrati (mg/L)

50

n.d.

0,8 – 1,9

< 0,5 – 27,5

Nitriti (mg/L)

0,1

n.d.

< 0,01 0,01

< 0,01 0,02

Cloruri (mg/L)

250

0,3 – 78,7

8,8 – 17,5

34,7 –114,4

Calcio (mg/L)

-

1,4 – 287

49,5 – 58,1

24,2 – 75,7

Manganese (mg/L)

50

n.d.

1 - 9,6

< 1

Fonte: Servizio Controllo Qualità dell’Acqua.

 


* I valori “Acque minerali (min-max)” disponibili provengono da un recente studio condotto dalla rivista “Altroconsu-mo” (n. 261, luglio/agosto 2012) su un campione di 40 acque minerali in commercio, ad eccezione di pH e cloruri, provenienti dal Bilancio di Sostenibilità 2012 del Gruppo Hera S.p.A. e determinati in base alle etichette di 17 acque minerali di larga commercializzazione.

** Valori consigliati, secondo il D.Lgs.31/2001.

 

Nel 2017 la Società stringerà nuovi rapporti anche con il Politecnico di Milano approfondendo le tematiche seguenti:

  1. studio di applicabilità di AOPs (AOPs, Advanced Oxidation Processes) per la rimozione di microinquinanti emergenti;
  2. ottimizzazione gestionale della sezione di adsorbimento su carbone attivo;
  3. ottimizzazione della sezione di pre-ossidazione con biossido di cloro, mediante strumenti di fluidodinamica computazionale (CFD).

 

La qualità dell’acqua in diretta

All’interno del sito di Romagna Acque è possibile visualizzare in tempo reale le ultime analisi chimiche e microbiologiche prodotte dal laboratorio in tutti i punti di consegna (punti in cui Romagna Acque “consegna” l’acqua ad Hera, il Gestore del Servizio Idrico) georeferenziati presenti sul territorio romagnolo, nonché accedere allo storico di tutte le analisi eseguite sul medesimo punto di campionamento, a partire dal 2012 in poi.
I valori riportati sono ricavati come valore medio, minimo e massimo rilevati nel 2016 nei punti di prelievo più rappresentativi per qualità e quantità erogata per ogni provincia.

Confronto fra i valori medi, minimi e massimi dell’acqua
prodotta nelle tre province nel 2016

 

Forlì-Cesena

Ravenna

Rimini

 

Media

Minima

Massima

Media

Minima

Massima

Media

Minima

Massima

pH

7,7

7,2

8,1

7,8

7,4

8,0

7,6

7,2

8,0

Conducibilità elettrica specifica a 20 °C (µS/cm)

422

300

769

438

305

841

544

320

1292

Durezza totale (°F)

22

16,7

38,8

20,3

17,2

30,2

26

17,2

48,7

Residuo fisso a 180° (mg/L)

295

210

583

307

214

589

381

224

904

Ammonio (mg/L)

0,02

< 0,05

0,10

< 0,05

< 0,05

0,08

< 0,05

< 0,05

0,07

Sodio (mg/L)

12,5

5,4

30,7

19,1

5,6

47,4

25,1

5,7

116,6

Nitrati (mg/L)

4,5

< 0,01

24,0

4,4

1,4

12,1

8,2

1,4

32,5

Nitriti (mg/L)

< 0,01

< 0,01

< 0,01

< 0,01

< 0,01

< 0,01

< 0,01

< 0,01

< 0,01

Cloruri (mg/L)

18,0

8,3

45,8

28,1

9,8

63

31,2

9,5

195,1

Calcio (mg/L)

64,2

50,0

107,2

59

50,3

84,3

75,6

51,6

134,6

Manganese (mg/L)

3

< 1

12

3

< 1

27

4

< 1

48

 

Il confronto fra i valori medi evidenzia la sostanziale omogeneità fra le tre province. I valori riportati sono ricavati come valore medio, minimo e massimo rilevati nel 2015 nei punti di prelievo più rappresentativi per qualità e quantità erogata per ogni provincia.

 

 

I controlli analitici su fibre di amianto e inquinanti emergenti

Le condotte della rete idrica di Romagna Acque si sviluppano all’interno del territorio romagnolo per ben 604 km. Sono costituite da materiali diversi in base al periodo storico in cui sono state posate ma anche nei valori di portata d’acqua e di pressione a cui sono sottoposte.

La tabella seguente ne indica percentualmente la diversa composizione:

MATERIALE

KM % SUL TOTALE
Acciaio

324,87

53,9%

Ghisa

151,26

25,1%

PVC (Cloruro di polivinile)

10,24

1,7%

PE (Polietilene)

45,77

7,6%

Fibro-Cemento

45,86

7,6%

PRFV (Vetroresina)

9,36

1,6%

Altro (non noto)

15,50

2,6%

TOTALE

602,85

100,0%


Fonte: WEBGIS

 



Nel 1992 la legge ha vietato la produzione e la commercializzazione dei tubi in fibro-cemento a seguito delle problematiche connesse all’inalazione delle fibre di amianto.

Diversa la situazione normativa per quanto concerne le acque: le direttive europee 88/778/CEE e 98/83/CE non hanno introdotto alcun valore guida per le fibre di amianto nelle acque destinate al consumo umano e, in coerenza con tali linee guida, il D.Lgs. 31/2001 non ha indicato l’amianto quale parametro da controllare e non ne fissa i limiti.
L’unico riferimento mondiale sono le indicazioni dell’USEPA (United States Environmental Protection Agency), che fissa in 7 milioni di fibre per litro di acqua la concentrazione massima ammissibile di fibre di amianto nell’acqua destinata al consumo umano.

Con propria nota prot. n. 15414 del 25/05/2015, l’Istituto Superiore di Sanità ha messo a disposizione degli organi di controllo e dei gestori del Servizio Idrico Integrato la metodica di analisi per la determinazione della concentrazione di fibre di amianto nelle acque potabili con la tecnica della microscopia elettronica a scansione (SEM), ma soprattutto ha fornito la propria posizione in merito ai requisiti di idoneità dell’acqua potabile rispetto alla presenza di amianto:

  • il valore di riferimento attualmente considerato a livello internazionale è stato stabilito in sede USEPA (UNITED STATES ENVIRONMENTAL PROTECTION AGENCY) in 7 milioni fibre/l;
  • non sussiste ad oggi obbligo di monitoraggio della concentrazione di fibre di amianto nell’acqua potabile, fatte salve specifiche prescrizioni stabilite dall’ASL competente in base all’art. 8 del D.Lgs. 31 /2001 e s.m.i., come parametro di ricerca supplementare in seguito ad una valutazione del rischio.

Romagna Acque, tuttavia, a miglior garanzia, monitora costantemente la qualità dell’acqua distribuita tenendo sotto controllo l’indice di aggressività, il pH e l’alcalinità e determinando periodicamente il numero di fibre di amianto nei punti più significativi della rete di distribuzione

I risultati finora raccolti hanno sempre indicato un numero di fibre inferiore al limite di rilevabilità strumentale (< 367 fibre/l).

Si desidera inoltre sottolineare che, in osservanza alla Circolare del Ministero della Sanità n. 42 del 01/07/1986, Romagna Acque mantiene costantemente nell’acqua distribuita in rete un indice di aggressività superiore a 12 in modo da garantire la formazione di un film di carbonato di calcio sulle condutture a salvaguardia delle stesse e limitando così il rischio di cessione di fibre di amianto dalle condotte in cemento-amianto.

Lo conferma anche lo studio “Contaminazione da fibre di amianto nelle acque potabili in Toscana” di Fornaciai, Cherubini e Mantelli che recita:

Si ritiene che, qualora il tubo si mantenga integro, non esista un rischio reale di cessione di fibre di amianto all’acqua condottata, specialmente in quei casi in cui si forma uno strato protettivo di carbonato di calcio sulla sua superficie interna”.

Infine, le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la qualità dell’acqua potabile del 2001, e il loro aggiornamento del 2003, recitano rispettivamente:
Non esiste dunque alcuna prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa per la salute; non è stato ritenuto utile, pertanto, stabilire un valore guida fondato su delle considerazioni di natura sanitaria per la presenza di questa sostanza nell’acqua potabile”.
Anche se l’amianto è un noto agente cancerogeno per inalazione degli esseri umani, gli studi epidemiologici a disposizione non supportano l’ipotesi che vi sia un aumento del rischio di cancro associato con l’ingestione di amianto in acqua potabile. Inoltre negli studi su animali con somministrazione di amianto nell’alimentazione, non vi sono evidenze di un’aumentata incidenza di tumori del tratto gastrointestinale.
Non vi sono quindi prove evidenti che l’amianto ingerito sia pericoloso per la salute e si conclude che non vi sia alcuna necessità di stabilire linee guida per l’amianto in acqua potabile
”.

Negli ultimi anni, tra gli addetti alla gestione del ciclo idrico integrato (approvvigionamento, distribuzione, depurazione delle acque reflue) si è iniziata a focalizzare l’attenzione sulla presenza di contaminanti definiti “emergenti”, riscontrati sia nelle acque destinate al consumo umano, sia nelle acque di origine superficiale che sulle reflue. La provenienza di questi contaminanti è piuttosto varia. Il termine “emergenti” significa che sono composti sui quali si stanno approfondendo controlli e studi.

Sono sostanze che possono derivare dall’uso di prodotti per l’igiene personale, dall’uso di farmaci e dal consumo di droghe d’abuso. Queste sostanze richiedono un’attenzione particolare perché sono in grado di alterare la funzionalità del sistema endocrino.

Da qui, l’impegno profuso da Romagna Acque nell’investire in ricerca e assicurare il massimo controllo sull’acqua distribuita.

 

Il monitoraggio degli antiparassitari

L’utilizzo di acqua superficiale quale principale fonte di approvvigionamento per la produzione di acqua potabile comporta necessariamente il dover fare i conti con la possibilità, soprattutto in alcuni periodi dell’anno in cui il trattamento delle colture agricole richiede l’impiego di prodotti fitosanitari, di rilevare residui di antiparassitari.
Per questo motivo i laboratori di Romagna Acque hanno adottato un rigoroso programma di monitoraggio volto a controllarne la presenza: in ogni campione di acqua si ricercano ben 431 principi attivi.

 


Nel 2016 sono stati eseguiti complessivamente 216 campioni per un totale di 93.000 principi attivi analizzati



In tutti i campioni il tenore di antiparassitari totali è sempre risultato inferiore al rigoroso limite di 0,1 μg/L per ciascun principio attivo.

Tra gli erbicidi maggiormente impiegati, il glifosato è sicuramente quello più famoso per l’ampio spazio che buona parte della stampa, riviste scientifiche e non, gli ha dedicato. Nonostante a maggio 2016 una riunione congiunta di esperti della Organizzazione Mondiale della Sanità e della FAO sui residui di pesticidi (JMPR) abbia concluso che “è improbabile che il glifosato comporti un rischio cancerogeno per gli uomini come conseguenza della esposizione attraverso la dieta”, i laboratori di Romagna Acque hanno volutamente inserito il controllo del glifosato su ben 152 campioni riscontrando sempre, in uscita dagli impianti di potabilizzazione, risultati inferiori a 0,05 μg/L, cioè inferiori al limite di rilevabilità strumentale, a conferma della buona qualità dell’acqua distribuita.
 

Il monitoraggio dei metalli

Tra le sostanze che si trovano disciolte nell’acqua e che sono naturalmente presenti nel terreno con cui l’acqua viene a contatto, ci sono i metalli. Alcuni di loro, con peso atomico superiore a 55, sono chiamati “metalli pesanti” e la loro presenza in termini di apporti naturali può derivare dalla disgregazione del materiale originario del suolo (rocce), mentre gli apporti antropici sono principalmente legati all’uso di fertilizzanti chimici, o derivanti dal fall out atmosferico dovuto a varie fonti (emissioni auto, emissioni industriali).

Anche in questo caso i laboratori di Romagna Acque hanno voluto scongiurare il superamento dei limiti normativi previsti dal D.Lgs. 31/2001 attraverso una specifica attività di controllo.
 


L'analisi ha interessato oltre 3.600 campioni, per un totale di 17.880 parametri determinati


 

Il controllo dello stato trofico

Un’efficace tutela dell’ambiente e in particolare delle risorse idriche è tra i principali obiettivi che Romagna Acque intende perseguire e difendere nel tempo. Per questo motivo, la Società ha affidato il controllo dello stato trofico dell’invaso di Ridracoli al Centro Ricerche Marine di Cesenatico, laboratorio nazionale di riferimento per le biotossine marine della Comunità Europea. Il mantenimento delle ottime caratteristiche qualitative dell’acqua di Ridracoli, molto più simili a un’acqua minerale che non a un’acqua superficiale, da 28 anni a questa parte ne è la conferma.


 


Ad oggi sono stati eseguiti oltre 8.300 campioni su cui sono state condotte
quasi 52.000 determinazioni chimico-fisiche

quali trasparenza, ossigeno disciolto, temperatura, ph e conducibilità


 

Questi controlli sono poi stati estesi anche alle fonti di approvvigionamento dell’impianto di potabilizzazione di Ravenna Bassette, ovvero alle acque provenienti dal fiume Lamone, dal fiume Reno e dal Canale Emiliano-Romagnolo.
 

Il monitoraggio delle microcistine

L’eutrofizzazione delle acque, correlabile direttamente o indirettamente ai cambiamenti climatici sullo stato del corpo idrico e sullo sviluppo delle popolazioni fito-planctoniche, ha in qualche modo favorito lo sviluppo e la proliferazione di organismi fotosintetici ubiquitari: i cianobatteri o alghe verdi-azzurre. Molte specie di cianobatteri, colonizzatori degli ecosistemi acquatici, producono come metaboliti secondari una grande varietà di tossine (cianotossine, tra cui le microcistine sono le più diffuse) potenzialmente pericolose per la salute. I laboratori del Centro Ricerche Marine di Cesenatico hanno svolto analisi specifiche per scongiurare la presenza di queste microcistine e relativi congeneri.

Anche in questo caso i laboratori di Romagna Acque hanno voluto scongiurare il superamento dei limiti normativi previsti dal D.Lgs. 31/2001 attraverso una specifica attività di controllo.
 


L'analisi di ben 158 campioni ha confermato l'assenza di queste tossine


 

Verso l’accreditamento

I laboratori di Romagna Acque sono certificati in conformità alle norme UNI EN ISO 9001:2008 già da diversi anni. Tuttavia è la norma internazionale ISO/IEC 17025 che definisce i requisiti che un laboratorio deve soddisfare per dimostrare la competenza tecnica del suo personale e la disponibilità di tutte le risorse tecniche, tali da garantire dati e risultati accurati e affidabili.

Per questo motivo i laboratori di Romagna Acque hanno avviato le pratiche necessarie al conseguimento dell’accreditamento in conformità alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025/2005.

L’accreditamento, gestito dall’ente italiano di riferimeto, ACCREDIA, garantisce infatti l’utilizzo di metodologie operative e quindi la competenza dei laboratori nell’attività analitica, attestandone il livello di qualità del lavoro, verificando la conformità del suo sistema di gestione e delle sue competenze a requisiti normativi internazionalmente riconosciuti, nonché alle prescrizioni legislative obbligatorie.