ETICA E INTEGRITÀ

IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE 231/2001

Con l’introduzione del D.Lgs. 231/2001 viene estesa anche alle persone giuridiche la responsabilità per i reati presupposto ivi disciplinati, commessi in Italia e all’estero da persone fisiche che operano per la società. In aggiunta alla responsabilità della persona fisica che realizza l’eventuale fatto illecito, quindi, la normativa ha introdotto la corresponsabilità degli Enti per i reati presupposto commessi nell’interesse o a vantaggio degli stessi, da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente stesso.

Al fine di poter esimere la società dalla responsabilità per il reato commesso, è necessario che la stessa abbia adottato ed efficacemente attuato un Modello di Organizzazione e Gestione, ovvero un complesso di regole, strumenti e norme di condotta funzionali ad individuare e prevenire la commissione dei reati.

La procedura di predisposizione e aggiornamento del Modello consiste in una mappatura dei processi e dei controlli esistenti nel contesto aziendale, che permette di identificare le attività sensibili potenzialmente esposte ad irregolarità e di effettuare un’autovalutazione del rischio di commissione dei reati presupposto (risk self assessment).

Pertanto, il Consiglio di Amministrazione di Romagna Acque, già a partire dal 2005, ha deliberato l’adozione di un proprio Modello, definendo protocolli generali di prevenzione applicabili a tutte le attività sensibili e protocolli specifici per ciascuna delle attività maggiormente a rischio, nonché di un Codice Etico che stabilisce i principi generali di comportamento per i collaboratori della Società.

Il Modello viene costantemente aggiornato e adeguato sulla base delle modifiche organizzative della Società e dell’introduzione di nuovi reati presupposto, con il supporto dell’Organismo di Vigilanza istituito a partire dal 2005 e con i compiti così come descritti nel paragrafo dedicato alla Corporate Governance nel capitolo precedente. Di particolare rilevanza è la revisione del giugno 2014 e l’ulteriore aggiornamento del gennaio 2015 a seguito dell’introduzione dei nuovi reati di corruzione ex lege 190/2012.

Le società a partecipazione pubblica quali destinatarie della normativa anticorruzione: il piano di prevenzione della corruzione e il programma triennale per la trasparenza e l’integrità

La Società riconosce il valore etico della trasparenza

La regolamentazione in materia di “Anticorruzione” si indirizza in primo luogo verso le PP.AA. in senso classico ponendo in capo alle medesime la necessità di istituire un complesso sistema preventivo della corruzione basato su una pianificazione di portata triennale (Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione), accompagnato da varie garanzie a presidio della sua effettività. L’art. 1, commi 60 e 61, della L. 190/2012, attuato dall’intesa sancita in sede di Conferenza Unificata del 24 luglio 2013, rivolge le disposizioni in materia di anticorruzione e relativi decreti attuativi (D.Lgs. 33/2013 e D.Lgs. 39/2013) anche verso i “soggetti di diritto privato” sottoposti al controllo delle regioni e degli enti pubblici locali.

Con l’approvazione del Piano Nazionale Anticorruzione (delibera Civit1 72/2013), l’ambito applicativo della normativa anticorruzione è stato, quindi, ulteriormente ed espressamente indirizzato anche verso gli enti a forma privatistica ma a sostanza pubblicistica, tra i quali gli enti di diritto privato in controllo pubblico come Romagna Acque.2

 

1) Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche, trasformatasi in ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) dal 2014.

2) Il comparto disciplinare dell’anticorruzione si completa con i principali decreti attuativi, emanati nel corso del 2013 - anche nell’esercizio di deleghe previste dalla Legge - per precisare ulteriormente la regolazione di alcuni aspetti applicativi.

 

 

 

 

2) Il D.Lgs. 33/2013 e s.m.i. è stato formulato avendo a specifico riferimento la Pubblica Amministrazione; si ritiene che alcune disposizioni siano oggettivamente non applicabili alla fattispecie degli enti privati in controllo pubblico quali la Società; tale affermazione trova evidenza anche in alcune risposte fornite dall’ANAC a specifici quesiti; si rileva inoltre che la stessa ANAC ha anticipato un intervento volto a disciplinare e a semplificare la materia per le società partecipate.